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Premessa dell'editore all'Enciclopedia Einaudi

Il significato di una nuova enciclopedia

Quale significato può avere nel quadro generale della cultura oggi una nuova Enciclopedia? In generale le enciclopedie riflettono un momento o l'altro della vita culturale: quello della perfetta stabilità del sapere, della certezza intellettuale, della convinzione che una vetta è stata raggiunta - e questo è il caso, per esempio, del contesto in cui nasce l'Enciclopedia Treccani: attorno a un gruppo di studiosi convinti che l'idealismo consenta non una ma l'organizzazione del sapere, oppure, sebbene lungo linee differenti, è il caso di altre enciclopedie, come la Britannica o la Sovietica -, e l'altro momento di un sapere mutante, in crisi, come suol dirsi comunemente, di una cultura che si cerca, di una società che vede emergere nuovi valori. È questo il caso del quadro generale in cui nasce l'enciclopedia settecentesca.
Ciò premesso, sarà più facile indicare il senso di questa nostra impresa. L'ultimo mezzo secolo, e con particolare accelerazione gli ultimi venticinque anni, hanno mostrato una notevole tendenza nel panorama della cultura mondiale a rivedere, rimuovere, cambiare. Hanno modificato sostanzialmente le categorie interpretative, il contesto esplicativo, il valore delle interpretazioni, il ruolo dei "fatti". E, ancora, hanno aumentato la divaricazione delle specializzazioni, approfondendo le analisi nei singoli campi dello scibile, ma perdendo di vista le connessioni concettuali, la rete dei legami che rende complesso e vitale il tessuto del sapere.

A noi è sembrato che un'enciclopedia debba costituire, oggi, il punto di convergenza di questo vasto sommovimento ed esprimere non già una summa del sapere ma l'intreccio delle strade che la ricerca contemporanea sta seguendo, le strutture organizzative, e - soprattutto - le possibilità del domani.
Non una summa, dunque, ma neppure un digest del sapere. Piuttosto, forse non è velleitario mirare a una sorta di individuazione critica dei momenti di incrocio delle diverse problematiche, ritenendo questi momenti capaci di costituire un discorso coerente - non definitivo - in sviluppo, animatore del sapere attuale.
Tuttavia, il perché, i perché, della nostra Enciclopedia appariranno ancora nel trattare il come dell'Enciclopedia.

Un'enciclopedia che lasci cadere deliberatamente - e senza nessuna concessione di nessuna sorta e per nessuna ragione - tutto quanto vi è di nozionistico nel sapere, e che invece concentri la sua attenzione sugli elementi portanti e importanti del discorso culturale quale si è venuto organizzando nell'ultimo mezzo secolo, comporta, in breve, la scelta di due tipi di voci. Il primo tipo comprende quelle che designano concetti in grado di organizzare il sapere ed il vivere dell'uomo nella sua globalità e che, pur nelle successive definizioni, continuano a focalizzare problemi di grande ampiezza (per esempio: sistema). Il secondo tipo è costituito, per un verso, da voci che, pur emergendo da una singola disciplina, abbiano influito profondamente sulle strutture delle altre discipline, e in generale sulla struttura della comprensione della realtà (per esempio: relatività); per l'altro verso, da voci che, sulla base di una valutazione consapevole, siano in grado di incidere radicalmente sullo stesso approccio globale alla disciplina, e quindi di riverberarsi su altre sfere della conoscenza (per esempio: approssimazione). Il risultato del trattamento di una tale gamma di voci necessariamente rischia di risultare molto teorico. A compensare questo rischio, sono state scelte (data per scontata una certa arbitrarietà), alcune voci complementari che - speculari sia delle voci "portanti" sia di quelle "importanti"(1) - offrano il destro, appunto, ad una certa storicizzazione (ossia concretizzazione) della trattazione teorica.

Il lemmario sul quale è costruita la nostra Enciclopedia risponde appunto a tali criteri.
Senza dubbio, esso può dar luogo a dubbi, incertezze, interrogativi. Per rispondervi, varrà esporre i criteri generali ispiratori della scelta dei lemmi (2), e, attraverso tale scelta, indirettamente, anche quelli dell'Enciclopedia nel suo assieme. È stata nostra intenzione mostrare quali siano i concetti fondamentali che animano i discorsi contemporanei, prescindendo completamente da ogni vincolo disciplinare. Ma per non restare nel generico, converrà esprimersi con un esempio. Una voce come "legge" appare con una sua forte caratterizzazione in piu discipline, dal diritto alla storia, per non parlare delle scienze esatte. A un esame piu attento ci si accorge però che le "leggi" storiche sono tali solo metaforicamente, e che la "legge" del diritto ha perso - e perde sempre piu - la sua connotazione di elemento sempre e ovunque coattivo.
In tal modo, la forma di trattamento piu adeguata sembra debba essere quella che - fissando il centro dell'attenzione sulle leggi delle scienze esatte - non ne dia tanto la formulazione, quanto ne esprima la logica interna di formazione e di sviluppo, indicandone le possibilità (se possibilità vi sono) della loro estensione, attuale o futura, al campo delle scienze umane.
Una rottura, quindi, che eviterà la facile ipocrisia della descrizione di cosa sia "legge" nelle varie accezioni disciplinari e che, invece, mostrerà cos'è, oggi, il concetto di "legge" e in quali campi opera. L'esempio offerto a proposito di una parola può costituire un avvio per l'esposizione di quello che si intende costruire come quadro generale della nostra Enciclopedia: un insieme articolato che - al limite - dovrebbe essere tutto da leggere. Per giungere a tanto sono state necessarie scelte estremamente rigorose, tali da consentire un discorso unico, mai slegato, con una circolazione interna da voce a voce, o, quanto meno, da gruppo di voci ad altro gruppo di voci.

Dopo questo primo inquadramento dei problemi, sarà opportuno precisare un altro punto. Si è parlato dell'interdisciplinarietà: ma bisogna precisare subito che con questa parola non si intende il semplice passaggio di tecniche da una disciplina all'altra: ciò consente solo di continuare a praticare la vecchia disciplina servendosi di tecniche esterne. Bisognerà, invece, lasciar cadere queste ultime ed entrare all'interno delle logiche che sottendono le varie discipline per vedere come un concetto trasmigrante tra esse si arricchisca di nuove valenze fino a diventare più ampio e fecondo e, al limite, in tutto diverso. Per questa ragione, piu ancora che di "interdisciplinare" si è preferito - per evitare ogni equivoco - parlare di "metadisciplinare", nel senso che - partendo da analisi delle varie logiche disciplinari - si deve giungere a coglierne gli specifici contributi per unificarli al fine di coprire un continuum del sapere, che enciclopedie "molecolari" non esauriscono. Insomma, allo stesso modo che la scelta delle parole costituenti il lemmario è stata effettuata eliminando le voci che avevano solo la maschera dell'interdisciplinarietà (nel senso, cioè, che sono state eliminate quelle parole che, nel migrare da una ad altra disciplina, non mutavano sostanzialmente), ci si è anche sforzati affinché il trattamento delle voci fosse quanto piu possibile "aperto" alle risonanze che vengono dagli incontri delle discipline e sensibile non tanto ai bilanci del presente quanto alle prospettive per il futuro.

Ma espropriare le discipline, eliminare il terrorismo disciplinare, aprire le contraddizioni nelle varie discipline per giungere a prospettare gli itinerari possibili di un'unificazione delle conoscenze è soltanto il primo punto. Vi è, ancora, il problema dell'angolatura ideologica nella quale ci poniamo. A tal proposito, c'è da chiedersi se non sia preferibile un altro modo d'approccio che si proponga non già produzione di ideologia, di visuale ideologica, né di un modello di teoria della scienza, ma piuttosto di oggetti concreti delle pratiche disseminate dallo sviluppo diseguale della scienza, aspirando a cogliere i nodi problematici del sapere con l'unico criterio orientativo di un certo materialismo per il quale nessuno può pensare all'autogenerazione dei discorsi scientifici.
In tal modo - e senza volere chiudere cosi il problema - il trattamento delle voci piu che un'impostazione ideologica unitaria (difficilmente perseguibile, peraltro, con un numero elevato di collaboratori) ha permesso di trovare un'effettiva soluzione al livello della scelta dei collaboratori, ai quali, in primo luogo, si è chiesto di non essere funzionari del consenso, ma, soprattutto, di essere criticamente consapevoli della problematica del sapere pratico.

Sarà d'altra parte opportuno chiarire alcuni altri interrogativi. A quale pubblico è nostra intenzione rivolgerci? Alla domanda, abituale per ogni enciclopedia, si è soliti dare generalmente una risposta in termini rassicuranti quanto ambigui. Di fatto, il problema è molto complesso e in pari tempo abbastanza semplice: non è possibile realizzare enciclopedie per "ragazzi" o credere che un'enciclopedia si rivolga a studenti e un'altra a studiosi; del pari, possono venir compilati dizionari enciclopedici, manuali e trattati, ma non ha senso parlare di enciclopedie settoriali, mediche, giuridiche, ecc.
In realtà enciclopedia significa "organizzazione del sapere", non magazzino di cognizioni: se ritorniamo al significato originale del termine 'enciclopedia', è evidente che il problema del pubblico può essere posto e risolto in modo del tutto diverso, e sarà possibile affermare che il pubblico di questa Enciclopedia è costituito da tutti coloro che si interessano ai fatti profondi della cultura, ai loro cambiamenti, al loro farsi e disfarsi. Ora, tutto ciò può e deve essere accessibile a tutto il pubblico.
Il vero problema non è tanto quello di un ipotetico "pubblico" al quale ci si rivolge, quanto quello del linguaggio, che deve essere chiaro, esente da fumosità e inutili astruserie troppo spesso comodo rifugio per la pigrizia o per il vuoto del pensiero. Se complessità vi saranno, questo avverrà solo perché il linguaggio stesso, che è parte del pensiero, molto spesso nuovo o addirittura in fieri, non potrà raggiungere quella limpidezza, cui peraltro aspiriamo. Questo potrà essere l'unico limite accettabile.

È questo, d'altro canto, un obiettivo tanto piu facilmente perseguibile in quanto, appunto, non tendiamo ad accumulare cognizioni e notizie, bensì ad esporre linee di pensiero. La nostra Enciclopedia ha infatti espunto dal suo lemmario tutte le tecniche, tutte le correnti, tutte le tendenze e gli "ismi", ossia quei punti dove piu facilmente si annidano le oscurità e le concessioni ai vari gerghi. In questo senso, l'impegno di chiarezza potrà essere mantenuto.
Qui, anche un altro punto dev'essere chiarito. In un'enciclopedia che si presenta con un po' meno di seicento lemmi, come è stato possibile dosare, equilibrare, ponderare la presenza di una o piu voci con l'assenza di altre? Insomma: perché "alchimia" è presente, mentre "chimica" è assente? La risposta è semplice: alchimia significa per noi una certa dimensione del pensiero - scientifico e non solo scientifico - che ha agito per secoli e secoli nella struttura organizzativa del sapere umano; chimica ha un valore diverso: è stata certamente un fatto importante, che ha retto un insieme di tecniche per poco più di un secolo, e che è poi esploso, dissolvendosi in questi ultimi anni in più e più forme, dalla biochimica alla chimica-fisica. Chimica sarà dunque presente nella nostra Enciclopedia attraverso voci come "catalisi", "macromolecole", "metabolismo", "organico/ inorganico" e "osmosi". Insomma il discorso sulla chimica non è eluso, ma solo distribuito dove correttamente deve trovarsi.

Finalmente: perché l'ordine alfabetico? Perché, lo si voglia o no, esso costituisce ancora oggi l'ordinamento piu plausibile, piu efficace e operativo di cui si disponga. Sarebbe stata falsa modernità abolire l'ordine alfabetico per sostituirlo con raggruppamenti di tipo disciplinare, comunque elaborati, se proprio alle separazioni fra discipline si devono non pochi momenti di ristagno e vicoli chiusi ancora esistenti nella ricerca. Ma non meno falsa modernità sarebbe stata fondare l'ordinamento sui criteri particolari che un gruppo redazionale può escogitare come funzionale ai propri fini. Certo, per effettuare la scelta rigorosa compiuta per l'individuazione dei vari lemmi era inevitabile che il gruppo redazionale avesse una propria idea organizzativa. Ma non era davvero il caso di imporla al lettore attraverso la disposizione delle voci: più utilmente essa sarà resa manifesta nell'ultimo volume (come meglio verrà spiegato più avanti) nel modo più chiaro possibile.
L'Enciclopedia sarà costituita da dodici volumi di un migliaio di pagine ciascuno. Il trattamento vero e proprio delle voci sarà svolto nei primi undici. Il dodicesimo volume sarà costruito, invece, lungo due assi:

1) la "proposta" di quelle che si possono chiamare le "chiavi" di lettura dell'Enciclopedia;
2) una serie amplissima di indici che consentano al lettore di ritrovare quelle parole che non appaiono sotto i lemmi trattati esplicitamente.

Ovviamente, il secondo non è altro che un "servizio" per il lettore. Il primo punto, invece, rappresenta, forse, quello principale della nostra opera. In effetti, si tratterà qui di esplicitare i (possibili: non unici) cammini che conducono - che possono condurre - da una voce all'altra, da un gruppo di voci all'altro.
Una certa lettura, insomma, che sia costruita non come pretesto, ma come una guida reale, almeno una proposta che consenta la lettura continua - una serie di letture continue - dell'Enciclopedia. Non si tratta di voler fare del nuovo ad ogni costo: vi è piuttosto dietro questo desiderio - per il quale abbiamo anche pagato un certo prezzo, con la rinunzia a talune voci, con il sacrificio di un indiscriminato intento di completezza, con l'eliminazione di uno spirito enciclopedico volgarmente inteso, nel senso di inglobante tutto il sapere - vi è, dunque, dietro questo desiderio l'idea che la totalità del sapere non è il mero frutto di una serie di addizioni, ma, invece, di una complessità di articolazioni. Non abbiamo la pretesa di indicare la chiave di lettura ma, attraverso la presentazione di possibili chiavi, mostrare come ogni lettore può costruire un proprio sentiero. È qui che gli chiederemo più che di essere un semplice "lettore", di partecipare alla costruzione di ciò che fa il vero senso di una Enciclopedia: l'organizzazione del sapere.
Per servirci di una metafora: se la scelta delle voci che sono state trattate nei primi undici volumi è stata fatta considerandole come dei rami (le parole importanti) che si innestavano nel tronco (la parola portante), il dodicesimo volume rappresenterà il momento in cui tra i vari alberi viene disegnata l'imbricazione dei rami.

Fuori metafora ed entrando in uno spessore più specificamente culturale, possiamo chiederci: esiste o no la possibilità di organizzare in modi coerenti il sapere moderno? E, in caso affermativo, quali sono - al di fuori della semplice somma degli addendi disciplinari - i sistemi per giungere ad un totale?
Ci è sembrato, questo, un obiettivo difficile da raggiungere, ma certamente realizzabile a condizione di definire in anticipo i limiti e di inserirsi francamente ed esplicitamente nei territori della nuova ricerca (escludendone ed eludendone tutte le forme di semplice moda). Proprio in questa parte le frontiere disciplinari dovrebbero saltare completamente, per mostrare, nella sua intricata complessità, tutta la rete lungo la quale il sapere - e, parallelamente, i modi del conoscere - si organizzano.
Un primo modo per organizzare questa ambizione sarà costituito dal discorso che ciascuno dei responsabili di ogni gruppo di voci farà per indicare - brevemente, ma chiaramente e particolareggiatamente - qual è il legame che vincola la voce portante a quelle importanti: primo approccio, che servirà a disegnare il contorno esatto e l'articolazione interna di ogni gruppo di voci. Successivamente verranno mostrati i cammini possibili (alcuni dei cammini possibili) che legano ciascun gruppo ad altro finitimo, fino al punto che - attraverso una serie di passaggi - un insieme omogeneo, e soprattutto leggibile come un continuum, venga messo in risalto. E ciò consentirà - in ultima istanza - di verificare la coerenza interna dell'opera.

Certo, l'organizzazione di un'enciclopedia così impostata ha posto almeno due difficoltà: come ricercare un'unità, e in qual modo costruire la rete delle collaborazioni (3). Ma, a ben guardare, si tratta, almeno in parte, d'un falso problema.
Infatti, esclusa la ricerca di un'unità "idealistica", "neopositivistica", "marxistica" o ispirata a non sappiamo quale altro " ismo", l'unità da perseguire era quella conseguibile proprio attraverso la ricerca di collaboratori sufficientemente omogenei nelle loro preoccupazioni di ricerca (più ancora che nelle loro rispettive tendenze o impostazioni) e, soprattutto, disposti ad accettare sinceramente le regole di questa Enciclopedia.

Si è dunque deliberatamente rinunziato al perseguimento di un'illusoria unità, senza perciò rinunziare a darsi come obiettivo un'omogeneità di collaborazioni che si manifestasse soprattutto nell'adesione, libera e spontanea, ai criteri ispiratori della nostra opera. Anche la ricerca di questa omogeneità ha posto alcuni problemi: la nostra Enciclopedia - come ogni vera enciclopedia - non è "italiana", né "britannica", né "sovietica", ma non è nemmeno, a rigore, internazionale. Vuole essere un'enciclopedia aperta ai problemi del sapere in divenire. A tale fine è stato necessario ricorrere alla collaborazione internazionale - e in questo è consistita la difficoltà dell'omogeneità da ricercare e trovare - non per ammantarsi del nome di personalità o di scuole famose, ma per cogliere in alcuni punti nevralgici della ricerca (non i soli, certamente, ma senza dubbio importanti e, soprattutto, omogenei) le difficoltà, le esitazioni, le incertezze del sapere.
La nostra Enciclopedia aspira dunque a essere " internazionale" non nel senso dei passaporti posseduti dai suoi collaboratori, ma per l'ampiezza delle problematiche trattate, tale da soddisfare ogni lettore, quale che sia la sua matrice culturale. Sappiamo che questo potrà essere interpretato come un atteggiamento di indifferenza, di eclettismo: ma il rischio va corso al fine di superare - di cercare realmente di superare - chiusure provinciali e frontiere non solo nazionali, ma culturali. Il lettore giudicherà, sulla scorta di questi criteri, se la nostra Enciclopedia ha raggiunto i suoi scopi.
Punto riassuntivo di un'attività più che quarantennale della nostra Casa editrice, questa Enciclopedia non vuole essere un punto terminale: piuttosto, una sorta di bilancio che consenta di partire ancora una volta con passo più franco e più certo.
L'EDITORE

(1) La differenza tra voci portanti (un centinaio) ed importanti (circa cinquecento) è costituita, essenzialmente, da quello che può essere definito come il coefficiente di migrabilità: più una parola assume sensi e funzioni in campi diversi, più essa sarà considerata portante (per esempio: "funzione", "struttura") ed importanti saranno quelle voci abitualmente ricorrenti nel discorso del sapere attuale che dispongono di un indice di migrabilità pili ridotto (per esempio: "analogia").

(2) Nella costruzione del lemmario, il nucleo redazionale è stato aiutato una prima volta dal concorso critico di Franco Basaglia, Giulio Bollati, Giovanni Busino, Italo Calvino, Carlo Carena, Bruno Cermignani, Alberto Mario Cirese, Guido Davico Bonino, Paolo Fossati, Luciano Gallino, Mario G. Losana, Fabrizio Mori, Giovanni Previtali, Ezio Raimondi, Emilio Sereni, Antonio Siccardi, Giuliano Toraldo di Francia, Carlo Augusto Viano, Corrado Vivanti.
Nel corso di una riunione tenutasi nell'estate del 1974, il primo schema di lemmario è stato sottoposto ad un'intensa critica da parte dei convenuti. Delle risultanze di tale incontro, il gruppo rcdnzionalc ha tenuto il più gran conto: ma, ovviamente, dei difetti che possono essere ancora presenti nel lemmario sul quale è costruita la nostra Enciclopedia, nessuna responsabilità può essere attribuita, ad alcun titolo, agli studiosi di cui sopra s'è fatto il nome ed ai quali va ancora il nostro ringraziamento. Successivamente, il lemmario è stato sottoposto ad ulteriori controlli e verifiche nel corso dei numerosissimi incontri che il gruppo redazionale ha avuto con i collaboratori dell'Enciclopedia, i quali, in genere, non si sono limitati all'analisi dei lemmi che si proponeva loro di trattare, ma hanno dato il loro contrihuto critico sull'insieme del lemmario.

(3) Il nucleo redazionale è stato molto aiutato in questo difficile compito particolarmente da Giulio Bollati; Enrico Bombieri, della Scuola normale superiore di Pisa; Bronislaw Gcremek, dell' Accademia polacca delle scienze; Maurice Godelier e Jacques Le Goff, dell'Ecole des hautes études en sciences sociales; Malcolm Skey; e Corrado Vivanti, dell'Università di Torino. A tutti va il più vivo e cordiale ringraziamento.

Nota della redazione.

I nomi di autori che figurano nel testo tra parentesi quadre, ovvero le date tra parenlesi quadre che seguono i nomi di autori, rinviano ai dati bibliografici completi posti in ordine alfabetico alla fine degli articoli. Nel caso di opere di autori stranieri sono indicate le traduzioni italiane esistenti, utilizzate regolarmente per le citazioni nel testo. Questi dati bibliografici si riferiscono unicamente alle opere citate o menzionate nei singoli articoli; funzionali al testo, essi non costituiscono in alcun caso delle bibliografie, ma si limitano a sostituire le note a piè di pagina. L'assenza di dati bibliografici nel caso di certi articoli dipende evidentemente da una scelta dell'autore. Bibliografie sistematiche saranno pubblicate nell'ultimo volume dell'Enciclopedia, insieme agli indici. I titoli di opere in latino, francese, inglese, portoghese, spagnolo eventualmente citati nel testo sono dati in lingua originale; per quelli di opere in tedesco, russo, arabo, cinese, ecc. si dà il titolo in italiano nel testo, seguito tra parentesi tonde dal titolo originale, se non si rinvia ai dati bibliografici; se invece si rinvia ai dati bibliografici, il titolo originale si troverà tra questi ultimi. Per i classici greci ci si è limitati ad indicare il titolo in italiano nel testo, insieme alle indicazioni atte a ritrovare i passi citati. In ogni caso si sono utilizzate le migliori traduzioni italiane esistenti, di cui si darà conto nelle bibliografie dell'ultimo volume dell'Enciclopedia. Di regola non si sono dati gli estremi bibliografici delle opere letterarie, facilmente accessibili in più edizioni e traduzioni; i loro titoli sono in lingua originale o in italiano, secondo i criteri su esposti. Le date che figurano tra parentesi quadre nei dati bibliografici sono quelle di composizione dell'opera ovvero costituiscono un riferimento cronologico diverso da quello della prima edizione, che figura comunque, con luogo ed editore, dopo il titolo (caso, per esempio, delle opere postume). I rinvii ragionati che seguono ogni articolo non vogliono essere rigide indicazioni di lettura, né aspirano alla completezza. Sono piuttosto dei suggerimenti che sta al lettore verificare e sviluppare in base alle sue curiosità e agli interessi destati dalla lettura. Essi mostrano comunque le concatenazioni che sono alla base dell'Enciclopedia ed evidenziano, sia pure in maniera soltanto indicativa, la possibilità di costruire una molteplicità di percorsi nel corpus degli articoli. Le tavole fuori testo che figurano in questo come negli altri volumi dell'Enciclopedia sono state scelte in sede redazionale in base a criteri tematici che prendono liberamente spunto da alcuni articoli. I criteri che hanno guidato la scelta delle tavole sono esposti nelle "note" che le precedono. Le iIIustrazioni nel testo (figure e tabelle) sono invece state eseguite su indicazioni degli autori..